sabato 20 ottobre 2007

two hours night delirium

Hey a tutti! E' da un po' che non scrivo qualcosa qui!
Adesso non so...non è che abbia proprio in mente qualcosa di particolare da scrivere.
In questi giorni un sacco di cose mi passano per la mente ma, appunto, passano e non si fermano.
Attualmente mi sento come se avessi delle formiche che mi camminano tra il cranio ed il cervello (non molte, ma abbastanza da farlo pizzicare un po'). Qualcuno direbbe che dormo troppo poco.

La situazione è abbastanza penosa e soprattutto in continuo mutamento: 1 minuto fa avrei voluto scrivere liberamente tutte le parole ed i pensieri che mi passavano per la testa, adesso invece è passato anche questo...sono come un fotografo sulla corsia d'emergenza di un autostrada che cerca di fotografare le espressioni dei conducenti delle automobili che gli sfrecciano davani a 150 km/h...solo che in più questi sono formiche, quindi abbastanza inespressivi (per non parlare poi del freddo, che penetra da tutte le mie estremità e le rallenta rendendo difficile battere sulla tastiera come pure schiacciare il tasto della macchina fotografica in tempi brevi!).

Ecco... detto questo (mi sono appena messo a leggere alcune mie cose vecchie)..ho deciso di trascriverne una del 1 agosto...così che anche chi è entrato in questo blog per leggere qualcosa di sensato possa andarsene con la sensazione di averlo trovato.

"Giro per la stanza senza tregua. Sento nella mia testa il ronzare di pensieri che non riesco ad acchiappare. E' come se non sapessi più parlare, ed ogni emozione che provo finisce per sfociare in una inevitabile tristezza. Vorrei poter fermare ogni microsecondo della mia mente per goderlo a pieno. Saldare le mille sensazioni senza nome in un unica scultura di ferro da poter ammirare e ricordare.
Vorrei anche solo riuscire ad esternare ciò che ho dentro, tramutandolo in qualcosa che anche gli altri possano ricevere.
Non c'entra niente, ma c'è una frase interssante in "Sulla Strada" di Jack Kerouac: -- Un dolore mi trafisse il cuore, come succedeva tutte le volte che vedevo una ragazza che mi piaceva andarsene in direzione opposta alla mia in questo mondo troppo grande. -- "


Questa copertina di Bob Dylan è qui solo perchè poco tempo fa ho visto il film "Io non sono qui". Nel film c'è un attore che interpreta, in un film underground, un cantante folk di nome Jack Rollins. Entrambi sono l'immagine di un possibile aspetto di Bob Dylan. Questa copertina è ripresa nelle scene in cui questo attore conosce la sua futura moglie. Purtroppo non mi ricordo più i testi delle canzoni che nel frattempo scorrevano in sottofondo.. e non vorrei neanche dire troppo (per chi non avesse visto il film). Però so che nel mio cervello si è creato un bell'abbinamento che mi ha fatto venire i brividi. Girava attorno al rapporto che c'è tra la personalità del singolo e l'apertura della propria vita nei confronti degli altri; alla labilità della bellezza della vita ma anche alla possibilità di trovare sempre inaspettate sorprese; ai problemi che le vite che siamo costretti a vivere ci porteranno, in un modo o nell'altro; alla bellezza di vivere il momento senza pensare al futuro, alla bellezza di sognare il futuro, alla coscienza che siano solo sogni che non sono ancora stati passati al setaccio dalla realtà... e poi non mi ricordo più.. sempre colpa delle formiche, suppongo.

Devo ragionare ancora su tutto quanto ho scritto e succede. Ci sono emozioni gigantesche che non riescono a trovare forma in poche parole (e forse è un bene) ...e forse parole che possono generare a loro volta emozioni gigantesche. Non so bene perchè, ma ogni tanto mi fa paura pensare alle emozioni, come ho paura della certezza che non avrò mai dalla vita tutto quello che desidero. In primo luogo perchè non so ancora tutto quello che desidero, e secondariamente perchè quello che desidero sembra sempre essere qualcosa che l'uomo continua a ricercare dannandosi l'anima, e quando lo trova sgrana gli occhi come un bambino che apre i pacchi di Natale ma che poi il Natale dopo sta già desiderandone altri (...anche se io continuerei a giocarci volentieri per tutta la vita).


(saluti dal fotografo sul ciglio dell'autostrada, che continuerà a provare e nel frattempo ammirerà le belle forme ed i colori e le scie luminose che le macchine, sfrecciando più veloce del tempo di otturazione minimo, continuano a creare nelle sue fotografie.)


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lunedì 3 settembre 2007

La Saggezza del Mare

Ho appena iniziato a leggere il libro "La Saggezza del Mare - Da Capo dell'Ira alla Fine del Mondo" di Björn Larsson, ed ancora una volta mi capita per caso di ritrovare in un libro emozioni e parole che sembrano leggermi nella mente.
Sicuramente ci metto del mio: in altri momenti percepirei delle cose, ed in questi ne percepisco altre; però è obbiettivo il fatto che ieri notte e oggi pomeriggio ho passato del tempo parlando delle cose importanti della vita che, secondo il mio modesto parere, sono le emozioni ed i rapporti con le altre persone.

Questo libro, di cui ho letto solo poche pagine, sembra voler confermare questa mia sensazione rafforzandola con l'elemento del viaggio (in mare). Il viaggio inteso come modo di vivere libero e di fare esperienza, come modo per assorbire la realtà in modo più diretto e conoscere persone in tutto il mondo. Il viaggio inteso (in questo caso forse solo da me) anche come metafora del nostro modo di vivere ed affrontare gli eventi e quello che ci circonda.

"Le nostre navi a vapore fanno il giro del mondo sei volte più in fretta dei bastimenti dell'epoca della navigazione a vela. La nostra avventura è fatta di continuo cambiamento, di velocità e di distanze. Se si è svegli e affamati, si vede una tormentosa quantità di cose. Se si è apatici ed indifferenti, poco importa quali orizzonti scivolino nei nostri giorni." (da "Kap Farväl" di Harry Martinson, a sua volta citato ne "La Saggeza del Mare")

Ecco... il problema è forse quando si è apatici ed indifferenti, e si vive la vita senza "onestà emotiva" e di conseguenza comportamentale. La nostra è una società che pare inibire emozioni troppo forti e vere, puntanto piuttosto a paure (tra cui proprio quella di provare emozioni) e paranoie e stress.

Io credo semplicemente che quello che conta sia affrontare l'esistenza con apertura mentale ed emotiva, recependo stimoli, di qualsiasi intensità essi siano, senza paura di provare tristezza e dolore (perchè comunque senza emozioni si rischia di provare un tipo di dolore e di tristezza ancora più inquietanti e subdoli, e soprattutto senza la controparte positiva); credo sia importante relazionarsi con "onestà" con le altre persone e con i propri sentimenti in modo da vivere a pieno ogni scambio ed ogni siuazione.

Ecco, sarà che sono in un buono stato mentale, ma questo è quello che penso. Le cose importanti sono le emozioni ed i rappori con le altre persone, e tutto il resto è contorno (come pedoni che ti passano a fianco...).

("Bacio all'Hotel De Ville" di Robert Doisneau)


ps. per rimanere in tema di emozioni e scambi tra persone, ringrazio chi mi ha fatto percepire questa fotografia come la percepisco ora (concettualmene ed emotivamente); davvero prima non l'avrei mai associata a certe cose... eppure sembra così evidente. :-)




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martedì 12 giugno 2007

Felicità

Ecco, già che ho un blog (anche se mai visitato da nessuno) credo sia il caso di utilizzarlo!

Senza motivo particolare, qualche ora prima che il cielo oggi s'annuvolasse e venisse giù più acqua di quel che c'era bisogno (chiedete alle mie piante, loro concordano), mi sono messo a pensare alla sfortunata condizione di una grande quantità di persone: la difficoltà di provare davvero la "felicità".

Ovviamente ci sarebbe da discutere innanzitutto sul senso della parola stessa, come pure della sua relatività a seconda delle situazioni, delle culture ecc. ma così facendo perderei il filo del discorso.
Il succo è che mi pare di avvertire intorno a me una mancanza di felicità globale. Sarà che io credo di provarla, o almeno di sapere di cosa si tratta (la mia, ovviamente).

Non lo so... la mia era solo una sensazione che poi non ha veramente preso forma di pensiero fatto e finito. Che sia forse una questione di superficialità? Troppi condizionamenti culturali ci limitano l'emotività? Siamo troppo incanalati all'interno di modelli di vita e di comportamento? Crediamo che la nostra felicità dipenda da alcune cose e non vediamo quindi quando ne abbiamo altre perfettamente funzionanti e bellissime?


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giovedì 24 maggio 2007

Kerouac (dal mio MySpace)

15.03.2007

Ho una cartolina su cui c'è una fotografia in bianco e nero di Jack Kerouac e Neal Cassady, la tengo infilata in un libro di Kerouac, appunto. Come ho riportato sul retro, l'ho acquistata a San Francisco nel 2006 e l'ho acquistata proprio perchè avevo il libro ma non avevo ancora iniziato a leggerlo.
Ora che ho quasi finito di leggerlo, e parla di vita, di viaggi e di amicizia; ogni volta che lo guardo non riesco a non pensare con malinconia ad un'altra fotografia dove io sono sepolto sotto la sabbia (di sassi) della spiaggia di Portsmouth (mesi dopo San Francisco).
In 20x10x2 cm ho involontariamente racchiuso un infinità di emozioni che mi assalgono ogni volta che le sfioro; come il libro parlano di vita, di viaggi e di amicizia ed ogni volta che ne sono pervaso non posso fare a meno di rattristarmi per l'apparente impossibilità di viverle all'infinito.


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Raffreddore (dal mio MySpace)

12.02.2007

Che bello. Fino a 10 secondi fa avevo nella testa un sacco di cose da scrivere. Avevo voglia di ragionare sui contrasti che si creano nei momenti in cui si sentono più forti le emozioni. Avevo voglia di pensare alle due facce della medaglia, a come e perchè aprendo una finestra e mettendo fuori la testa si può vedere un più vasto panorama, ma allo stesso modo si lascia entrare l'aria fredda che ci fa ammalare. E' bastato accendere il computer per far rintanare tutto nuovamente dietro il cervello. Probabilmente anche questi piccoli pensieri hanno paura di beccarsi un raffreddore.


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Rintanate (dal mio MySpace)

04.02.2007

Una strana sensazione pervade la mia testa al momento. Non è tanto definita, per quanto estremamente ricorrente ed in un certo senso conosciuta. Quasi come se ci fosse qualcosa in sospeso da dover fare, cammino (mentalmente e fisicamente) senza trovare un posto dove andare e perdendo di vista il punto di partenza. In effetti per la quantitâ di volte che ho provato quest' "emozione", credo proprio di essere rimasto fermo sul posto. Ecco.. è bastato accendere il computer per far rintanare tutto quanto dietro il cervello.


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Tentativo n°1 (dal mio MySpace)

28.01.2007

Ancora niente.. ho usato tutte le energie per creare questo spazietto... però l'altro giorno mi sono messo a pensare alle persone come fulcri d'importanza e a cose filosofico-romantiche... prima o poi qualche parola confusa salterà fuori!


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